Nell’antico borgo di Pendina resite ancora oggi, in tutta la sua bellezza misterica, il calvario pentacrociato, in ricordo delle cinque piaghe di Gesù: alle mani, ai piedi e al costato.
Una narrazione, quella dell’antico sito di Francavilla, nella provincia di Vibo Valentia, di richiamo francescano visibile nella narrazione celebrativa dell’Eucarestia: l’elevazione dell’Ostia in memoria dell’innalzamento della croce con la fune dopo avere inchiodato le mani e i piedi di Cristo; l’elevazione del calice in memoria della deposizione del Cristo dalla Croce e la sua sepoltura; il coprire con la palla denota il lenzuolo con il quale fu avvolto Gesù da Giuseppe e Nicodemo; il bacio alla tavola dell’altare in ricordo del bacio di Giuda, mentre l’Ostia insusa nel vino diventa il simbolo della Risurrezione di Cristo. Tutto questo ascolta chi sosta davanti al Calvario di Pendina, luogo della memoria del sacro e della tradizione, del mistero e del tempo di quella che fu la citta dalle quattro porte: Reale, Baffo, Portella e Mannacio, il cui castello con ponte levatoio divenne la chiesa parrocchiale dedicata a San Foca, il cui portale bronzeo, realizzato dall’illustre maestro Giuseppe Farina di Monterosso, ripropone in chiave di identità francavillese il Calvario dalle cinque croci icona della memoria del credente del luogo, spettacolo dal quale non si deve mai distogliere lo sguardo.